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SEZIONE PROT-IDR

Progetto Regi Lagni

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VOLUME 3 - ASSETTO IDROGEOLOGICO E VULNERABILITà ALL’INQUINAMENTO DEGLI ACQUIFERI

COMPLESSI IDROGEOLOGICI


Data la morfologia sub-pianeggiante della zona, i complessi idrogeologici di seguito descritti sono stati riconosciuti in base agli affioramenti degli stessi ma soprattutto utilizzando dati stratigrafici.

Sono state infatti raccolte circa 500 stratigrafie relative a perforazioni eseguite in zona in tempi e per finalità diversi (pozzi per acqua, sondaggi a supporto di progetti per infrastrutture, etc.).

La qualità dei documenti è risultata molto varia e condizionata soprattutto dalla sensibilità dell’estensore e dall’importanza dell’opera per la cui realizzazione le perforazioni erano state eseguite.

Tutte le stratigrafie sono state riviste criticamente, georeferenziate (Figura 2.1 f.t.) ed archiviate in un apposito database. La maggior parte delle perforazioni si approfondisce solo per alcune decine di metri, non mancano tuttavia quelle che superano, sia pur non di molto, i 100 metri.

La descrizione dei complessi procederà da quello più recente, quindi più alto nella successione; la distribuzione areale dei complessi affioranti è riportata sulla Carta (scala 1/50000) di Figura 2.1 f.t.

 

Complesso prevalentemente sabbioso (Figura 2.1 f.t.)

Affiora solo in corrispondenza della zona costiera su una fascia che è larga circa 2 chilometri a nord e che va riducendosi verso il Lago Patria. È costituito da sabbie litorali e dunari piuttosto uniformi e di granulometria sovente assai fine; gli spessori, riconosciuti nei sondaggi, indicano valori che crescono verso il mare da pochi metri fino ad alcune decine (Figura 2.2/g). Il complesso presenta una permeabilità bassa per porosità.

 

Complesso sabbioso-argilloso (Figura 2.1 f.t.)

Il complesso è presente a ridosso del F. Volturno e comprende un’alternanza irregolare di materiali di varia granulometria (argille, sabbie e talora lenti di ghiaie spesse fino a qualche metro) legati a deposizione fluviale (durante le ultime migliaia di anni, il Volturno costretto a divagare dalla quasi raggiunta stabilità del livello di base, ha costruito un tracciato tipicamente pensile ed un piccolo delta a cuspide). 

Gli spessori sono rilevanti, dell’ordine dei 40 - 60 metri, come risulta dalle Figure 2.2/e e 2.2/f. Partendo dal Volturno e procedendo verso sud, questi depositi si osservano in affioramento fino a distanza massima di 1.5 - 2 chilometri dove passano per eteropia ai materiali descritti al punto successivo. 

Nell’insieme l’accumulo alluvionale ha una permeabilità piuttosto bassa che tende ad innalzarsi in corrispondenza degli orizzonti più grossolani. 

 

Complesso argilloso-torboso (Figura 2.1 f.t.)

Il complesso è collegato ad antichi espandimenti alluvionali dei canali dei Regi Lagni a ridosso dei quali in effetti si localizza. Gli affioramenti maggiori iniziano ad ovest di Acerra e si mantengono arealmente piuttosto contenuti fino all’altezza di Marcianise; più oltre occupano ampie superfici estendendosi verso il F. Volturno, da una parte, e verso il Lago Patria, dall’altra (Figura 2.1 f.t.). In tutti i sondaggi che lo hanno attraversato, il complesso appare sempre rappresentato da limi ed argille, assai spesso associati a livelli torbosi che talora conservano una notevole continuità areale. Gli spessori sono prima ridotti (dell’ordine della decina di metri - Figura 2.2/c) per poi aumentare, procedendo verso il mare, fino ad alcune decine di metri (Figure 2.2/d, e, f, g); le sezioni delle Figure 2.2/e e 2.2/f indicano anche i rapporti eteropici tra questo complesso e le alluvioni del Volturno.

Per la granulometria in prevalenza fine dei materiali costituenti, il complesso risulta dotato di permeabilità molto ridotta.

 

Complesso piroclastico superiore (Figura 2.1 f.t.)

Il complesso rappresenta il deposito, quasi sempre in sede, di eruzioni flegree e vesuviane successive a quella del Tufo Grigio Campano (ROMANO et al., 1994). È costituito da piroclastiti, di granulometria da media a fine (piccole pomici, ceneri, lapilli etc.), quasi sempre sciolte o debolmente cementate. I diversi materiali sono spesso fra loro frammisti, anche se talora possono individuarsi livelli prevalentemente cineritici o pomicei; tutti i sondaggi che hanno attraversato il complesso indicano infatti una notevole variabilità granulometrica sia in senso areale che lungo le verticali investigate.

Nella zona a sud-ovest di Cancello, intercalati nella parte alta del complesso, si rinvengono spessori di travertino (1-2 metri) che talora si osservano anche in affioramento (Figura 2.1 f.t.). Il complesso piroclastico occupa, nella zona di interesse, la maggiore estensione areale (Figura 2.1 f.t.); non affiora infatti solo nei settori a ridosso dei Regi Lagni, del Volturno e lungo la fascia costiera. Assai variabili sono gli spessori: il deposito piroclastico si è infatti andato accumulando su una precedente superficie, morfologicamente articolata, rappresentata dal tetto del complesso tufaceo di cui al punto successivo. Gli spessori più frequenti sono dell’ordine dei dieci metri con locali approfondimenti (Figure 2.2/a, 2.2/d); ben più significativi gli spessori nel settore occidentale della zona di interesse (ad est del Lago Patria) dove talune perforazioni hanno attraversato il complesso per alcune decine di metri (Figura 2.2/h) rilevando in prevalenza terreni cineritici piuttosto addensati (NICOTERA, 1959).

La diffusa presenza di materiali fini e le frequenti soluzioni di continuità nei livelli più grossolani porta a ritenere che il complesso piroclastico sia caratterizzato nell’insieme da una permeabilità piuttosto ridotta. Più elevata è la permeabilità in corrispondenza dei depositi travertinosi.

 

Complesso tufaceo

Si tratta di cineriti grigiastre associate a scorie nere e brandelli di lava riconducibili alla formazione del Tufo Grigio Campano (che taluni considerano originata da un unico evento eruttivo verificatosi circa 30.000 y. B.P., altri da due o più eventi compresi nell’intervallo cronologico 42.000 – 27.000 y. B.P.; ROMANO et al., 1994) e, a luoghi, anche a tufi più antichi. Il grado di diagenesi dei materiali è arealmente variabile così come, sulla stessa verticale, possono alternarsi livelli diversamente lapidei (cfr. le diverse sezioni di Figura 2.2); talora sono stati osservati anche significativi livelli lavici intercalati (Figure 2.2/b; 2.2/h).

La diversità nel grado di diagenesi, così come riportata nelle sezioni, è di certo dovuta alla variabilità areale dei fenomeni diagenetici del tufo (legati a neoformazione, successiva alla messa in posto, di cristallini di sanidino o di zeolite) ma risente anche delle modalità esecutive delle perforazioni e della sensibilità dell’operatore.

Il complesso affiora su aree assai limitate (es.: a nord e ad est di Aversa) che pertanto non sono state riportate nella Figura 2.1 f.t., ma è quasi sempre presente nel sottosuolo della zona studiata con alcune soluzioni di continuità in corrispondenza del corso del F. Volturno (Figura 2.2/f).

Gli spessori sono significativi, ma variabili: le potenze maggiori sono state riscontrate alla base dei rilievi carbonatici (40 – 50 m, Figura 2.2/b) e nel settore compreso tra Aversa, Casal di Principe e Lago Patria (dai 40 ai 60 metri, Figure 2.2/g; 2.2/h), dove al T.G.C. sono talora associate formazioni tufacee più antiche. Altrove gli spessori variano dai 10 ai 30 metri in relazione alle azione erosive più o meno intense intervenute dopo la deposizione del tufo. 

Il complesso presenta una permeabilità assai bassa laddove è più lapideo e/o di maggiore potenza (quindi certamente verso i rilievi carbonatici e nel settore sud-occidentale dell’area studiata); la permeabilità è invece assimilabile a quella delle sovrastanti piroclastiti laddove spessore e diagenesi sono assai ridotti. 

Il ruolo idrogeologico del complesso (per estensione, potenza e permeabilità) è estremamente importante ancorché non univoco. Se nel complesso prevalgono le caratteristiche di minore permeabilità, esso costituisce il substrato per falde accolte nei materiali che lo sovrastano nonchè l’elemento di confinamento per acque sotterranee più profonde; flussi di drenanza sono invece possibili laddove il complesso si presenta con più ridotti spessori e poco diagenizzato.

 

Complesso piroclastico inferiore (non affiorante e riconosciuto solo in sondaggio)

Questo complesso è presente in maniera piuttosto continua al di sotto del Tufo Grigio Campano con spessori sempre di diverse decine di metri (Figure 2.2/b; 2.2/d; 2.2/e; 2.2/f; 2.2/h - in corrispondenza di quest’ultima sezione, in particolare, si hanno le potenze maggiori); è costituito da piroclastiti sciolte, subaeree prevalentemente sabbiose (ma anche più grossolane) e da subordinati livelli tufacei. 

A diverse altezze stratigrafiche sono stati poi osservati depositi intercalati, arealmente discontinui, di ambiente marino e rappresentati da piroclastiti sabbiose associate ad argille (cfr. ad esempio Figure 2.2/b; 2.2/e).

In talune situazioni (es. zona di Acerra, Figura 2.2/b) il complesso descritto non è stato rinvenuto in perforazioni ed al di sotto del Tufo si rinviene direttamente il complesso argilloso-sabbioso di cui al punto successivo.

Il complesso piroclastico presenta nell’insieme una permeabilità medio-alta e costituisce di fatto l’acquifero più significativo della Piana. Le intercalazioni di cui si è detto, di più ridotta granulometria, non incidono sostanzialmente sul ruolo globale del complesso soprattutto in ragione della mancanza di continuità areale e degli spessori sovente non molto significativi.

 

Complesso argilloso-sabbioso (non affiorante e riconosciuto solo in sondaggio)

È un deposito di ambiente marino costituito prevalentemente da argille, o da argille associate a sabbie (quasi sempre rappresentate da piroclastiti rimaneggiate). Lungo talune verticali sono stati poi attraversati, nell’ambito del complesso, lenti e/o livelli di piroclastiti sabbiose di ambiente subaereo (Figura 2.2/e) nonché episodi travertinosi (Figura 2.2/a e Figura 2.2/c).
In prossimità dei rilievi carbonatici (Figure 2.2/a; 2.2/b) sono stati interessati gli spessori maggiori, ma anche altrove la potenza del complesso è significativa.
Nell’area studiata, fatta salva la zona prossima ai versanti carbonatici di Cancello (cfr. paragrafo 2.2.8), il complesso descritto è quello in assoluto più profondo, almeno sulla scorta dei sondaggi considerati. 

Interessante è la morfologia del tetto del complesso. Questo si ritrova infatti a profondità di 10-30 metri sotto il l.m. nel settore orientale studiato e si approfondisce via via procedendo verso la costa dove le perforazioni lo hanno incontrato tra i 70 ed i 90 metri sotto il l.m. Il complesso non è stato mai ritrovato invece sulla verticale a ridosso dell’alveo dei Camaldoli (estrema zona sud-occidentale studiata), verosimilmente perché a profondità superiori rispetto a quelle raggiunte dai sondaggi. Nell’insieme il complesso argilloso-sabbioso è caratterizzato da una permeabilità molto ridotta e sembra infatti rappresentare il substrato della circolazione idrica sotterranea. Se tuttavia la parte alta del complesso è in facies più sabbiosa, essa di fatto costituisce una locale prosecuzione verso il basso dell’acquifero piroclastico di cui al paragrafo 2.2.6.

 

Complesso carbonatico

Comprende le rocce, in prevalenza calcaree stratificate e fratturate, che formano l’ossatura dei rilievi al bordo nord-occidentale dell’area studiata. Nella zona di Cancello, alla base dei versanti si osservano limitati affioramenti di brecce e/o di detrito di natura calcarea e misti a piroclastiti. Questi stessi materiali sono stati ritrovati in sondaggi realizzati nella stessa zona, al di sotto del complesso 2.2.7 (Figura 2.2/a e Figura 2.2/b). I rilievi carbonatici, formati da rocce molto permeabili per fessurazione e carsismo, sono acquiferi di importanza regionale. L’alta permeabilità del complesso carbonatico e l'assenza di importanti impermeabili intercalari comportano infatti un'elevata infiltrazione efficace: questa non si fraziona ad alimentare corpi idrici distribuiti a quote diverse ma contribuisce alla formazione di cospicue falde di base che alimentano grosse sorgenti e/o importanti travasi sotterranei verso i complessi più ricettivi delle piane contermini (Celico et al., 1977, Celico e de Riso, 1978; Celico, 1983; Corniello et al., 1990; Budetta et al., 1994; Corniello, 1994).

 

inserito nel web nel gennaio 2003

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